Spostamento da periferia a città : il pendolare

Spostamento da periferia a città : il pendolare

SPOSTAMENTO DA PERIFERIA A CITTÀ

| Il pendolare

La città ormai è diventata un  luogo caotico e quasi invivibile, infatti la maggior parte delle persone riscopre il piacere di vivere al di là dei confini cittadini.

Aria pulita, silenzio e luoghi a misura d’uomo dove si riscoprono i valori di una volta quali il vicinato o il buongiorno quando si incontra la signora della porta accanto per la via.

Sicuramente tutto dipende dall’ottimizzazione degli spazi comuni, c’è però il rovescio della medaglia.

Se è vero che a casa si vive in tranquillità e beatitudine, appena si mette un piede fuori per raggiungere quel girone infernale che è la città si intraprende un viaggio che assomiglia al purgatorio creando in ogni pendolare la voglia di voltarsi e tornare indietro verso quel posto chiamato casa che fino ad un minuto prima non sembrava il paradiso.

A tal proposito vi lascio qui sotto una parte del “divertentissimo” pensiero di Paola Toia sul tema.

street art metro

– Ode al pendolare –

 

Il pendolare è quella povera creatura che ogni giorno si ritrova a litigare con i ritardi dei treni, con il traffico in tangenziale, con la puzza delle metro, con le suonerie moleste dei vicini di posto.

Ogni lunedì un pendolare si sveglia e sa che dovrà affrontare il suo D-day dei trasporti. La positività da inizio settimana termina esattamente pochi minuti dopo che sei salito sulla carrozza, nella tua bella e tranquilla città provinciale, nel momento in cui senti un altoparlante che dice “il treno subirà rallentamenti a causa della presenza di estranei sui binari”. Estranei. Estranei sui binari. Cosa mi significa esattamente estranei, che il capotreno non li conosce? Mah.

Comunque, passiamo oltre, che se seguiste su Twitter una delle tratte che il pendolare milanese fa ogni giorno per raggiungere il suo posto di lavoro, vi rendereste conto di quanto assomiglia più a un bollettino di guerra.

Guasti, estranei, svenimenti, abbandoni, cuori solitari, genti disperate, ce n’è sempre una.

Il pendolare dovrebbe avere un’uniforme e uno zaino, con beni di prima sussistenza per le lunghe attese, un paio di libri da leggere, cuffie per non ascoltare gli sproloqui dei vicini, tappanaso per non sentire il sudore di quello che alle 8 del mattino puzza più di quanto capiti a te quando corri sotto il sole per 45 minuti, una damigiana d’amuchina per l’appiccicume che ti ritrovi sulle mani quando t’appoggi in metropolitana.

Il pendolare sul posto di lavoro dovrebbe essere capito, e amato. Di più degli altri. Perché al lavoro ci arriva già stanco, provato dalla sua guerra quotidiana per la sopravvivenza. Ve lo dice una che la pendolare la fa da 5 anni, e che ogni sera quando torna a casa rivaluta il posto in cui vive, su cui aveva sputato un paio d’ore prima.

Paola Toia su Paper Project

Il pendolare è stanco, stressato e più affaticato di qualcuno che ha l’ufficio nel quartiere accanto a dove vive, ma ogni giorno, più di tutti, compie nei suoi spostamenti molteplici esperienze, e ognuna di loro può essere vissuta con occhi e cuore diversi, così da cambiarlo , farlo evolvere e migliorare.

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Francesca.effe

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